Sport e benessere fisico

sig.ra marina venturi • 12 gennaio 2026

Sport e benessere fisico

Lo sport rappresenta uno strumento fondamentale per il benessere fisico e mentale, favorendo uno stile di vita attivo e sano a tutte le età. Tuttavia, la pratica sportiva, soprattutto se svolta senza le adeguate precauzioni, può comportare il rischio di infortuni che incidono sulla salute e sulla continuità dell’attività stessa. Per questo motivo, parlare di prevenzione degli infortuni nello sport significa promuovere una cultura della sicurezza, della consapevolezza e della corretta preparazione.

La prevenzione non riguarda solo gli atleti professionisti, ma chiunque pratichi sport a livello amatoriale o scolastico. Attraverso un corretto allenamento, l’uso di tecniche adeguate, il rispetto dei tempi di recupero e l’ascolto del proprio corpo, è possibile ridurre in modo significativo il rischio di traumi e lesioni. In questo articolo analizzeremo il legame tra sport e prevenzione, evidenziando le strategie principali per praticare attività fisica in modo sicuro ed efficace.

Infortuni sportivi più comuni e come evitarli

Durante la pratica sportiva, gli infortuni possono verificarsi sia negli atleti professionisti sia in chi pratica attività fisica a livello amatoriale. Molto spesso sono il risultato di movimenti scorretti, sovraccarico, scarsa preparazione o mancanza di recupero. Conoscere gli infortuni più frequenti è il primo passo per prevenirli.

Distorsioni e stiramenti muscolari
Sono tra gli infortuni più comuni e colpiscono soprattutto caviglie, ginocchia e muscoli degli arti inferiori. Si verificano spesso a causa di movimenti bruschi o di un riscaldamento insufficiente.
Prevenzione: eseguire sempre un adeguato riscaldamento, migliorare la mobilità articolare e aumentare gradualmente l’intensità degli allenamenti.

Tendiniti
Le tendiniti sono infiammazioni dei tendini causate da gesti ripetitivi o da un eccessivo carico di lavoro. Sono frequenti negli sport come corsa, tennis e nuoto.
Prevenzione: alternare i carichi di allenamento, curare la tecnica del gesto sportivo e rispettare i tempi di recupero.

Lesioni muscolari
Strappi e contratture muscolari possono insorgere quando il muscolo viene sottoposto a uno sforzo improvviso o eccessivo.
Prevenzione: mantenere una buona elasticità muscolare attraverso lo stretching e ascoltare i segnali di affaticamento del corpo.

Mal di schiena e dolori articolari
Spesso derivano da posture scorrette, debolezza muscolare o carichi non adeguati.
Prevenzione: rafforzare la muscolatura di sostegno (core), utilizzare attrezzature adeguate e curare la postura durante l’attività sportiva.

In conclusione, la prevenzione degli infortuni passa attraverso la consapevolezza, la preparazione fisica e il rispetto del proprio corpo. Allenarsi in modo intelligente significa non solo migliorare le prestazioni, ma anche proteggere la propria salute nel lungo periodo.


In conclusione, prevenire gli infortuni significa prima di tutto imparare a conoscere e rispettare il proprio corpo. Fare sport in modo intelligente non vuol dire allenarsi sempre di più, ma allenarsi meglio, seguendo una preparazione adeguata e graduale. Ogni attività fisica dovrebbe iniziare con un buon riscaldamento, fondamentale per preparare muscoli e articolazioni, e concludersi con esercizi di defaticamento e stretching per favorire il recupero.

Anche piccoli accorgimenti quotidiani possono fare la differenza ad esempio l’utilizzo di tutori sportivi, come ginocchiere, fasce per la zona lombare o plantari per i piedi, possono essere un valido supporto nella prevenzione degli infortuni, soprattutto in situazioni specifiche. Questi strumenti aiutano a stabilizzare le articolazioni, a distribuire meglio i carichi e a ridurre lo stress su muscoli e tendini durante l’attività fisica.

Le ginocchiere, ad esempio, possono offrire maggiore sostegno in sport che prevedono salti, cambi di direzione o carichi ripetuti( ad esempio sci e corsa) mentre le fasce lombari possono aiutare a mantenere una postura corretta e a ridurre l’affaticamento della schiena. I plantari, invece, sono particolarmente utili per migliorare l’appoggio del piede, correggere eventuali squilibri e prevenire dolori a piedi, ginocchia e schiena.

È importante però sottolineare che i tutori non devono sostituire una buona preparazione fisica. Un uso prolungato o non necessario può portare a una riduzione del lavoro muscolare, rendendo il corpo meno efficiente. Per questo motivo, il loro utilizzo dovrebbe essere mirato e, nei casi di dolore o problemi persistenti, consigliato da un professionista.

utilizzare l’abbigliamento e le calzature giuste, curare la postura e prestare attenzione alla corretta esecuzione dei movimenti aiuta a ridurre il rischio di traumi. Allo stesso modo, è importante alternare allenamento e riposo, perché il recupero permette al corpo di rigenerarsi e di affrontare lo sforzo in modo più efficace.

Infine, ascoltare i segnali che il corpo invia è essenziale: dolore, stanchezza eccessiva o fastidi persistenti non devono essere ignorati. Intervenire per tempo, magari rallentando o chiedendo il supporto di un professionista, consente di evitare problemi più seri. La prevenzione, quindi, non è un limite alla pratica sportiva, ma uno strumento prezioso per vivere lo sport in modo sicuro, duraturo e benefico per la salute.

l’uso di tutori come ginocchiere, fasce lombari o plantari può aiutare, ma è importante chiarire quando e come utilizzarli, per evitare un uso scorretto.

Quando si parla di prevenzione, l’esperienza fa la differenza.
Il Centro Ortopedico Livornese è il punto di riferimento per chi pratica sport e desidera farlo in modo sicuro, consapevole e duraturo. Grazie a una competenza consolidata nel settore ortopedico e sportivo, offriamo un servizio di consulenza personalizzata per la scelta del tutore più adatto in base allo sport praticato, all’intensità dell’attività e alle specifiche esigenze individuali.

Dalle ginocchiere funzionali per sport ad alto impatto, alle cavigliere e fasce lombari per il supporto articolare e posturale, fino ai tutori per arto superiore e ai plantari sportivi su misura, ogni soluzione viene selezionata con attenzione per garantire il giusto equilibrio tra protezione, comfort e libertà di movimento.

A rendere il nostro servizio ancora più completo è l’esame computerizzato del passo, una tecnologia avanzata che consente un’analisi approfondita dell’appoggio plantare e della dinamica del cammino e della corsa. Questo strumento permette una valutazione posturale completa, fondamentale per individuare eventuali squilibri, prevenire sovraccarichi e migliorare le prestazioni sportive.

Scegliere il Centro Ortopedico Livornese significa affidarsi a professionisti che accompagnano ogni sportivo, amatoriale o agonista, nella scelta più corretta per prevenire infortuni e prendersi cura del proprio corpo, oggi e nel tempo.

Autore: sig.ra marina venturi 28 gennaio 2026
La mano: struttura e parti anatomiche La mano è una delle parti più importanti del corpo umano. Grazie ad essa possiamo afferrare gli oggetti, scrivere, comunicare con i gesti e svolgere moltissime attività quotidiane. È una struttura complessa, ma può essere compresa facilmente osservandone le principali parti. Le parti principali della mano La mano è formata da tre parti fondamentali : il polso, il palmo e le dita. 1. Il polso Il polso collega la mano all’avambraccio. È formato da otto piccole ossa , chiamate ossa del carpo, che permettono alla mano di muoversi in diverse direzioni. Grazie al polso possiamo piegare la mano avanti, indietro e lateralmente. 2. Il palmo della mano Il palmo è la parte centrale della mano. Al suo interno si trovano le ossa metacarpali, i muscoli, i tendini e i nervi che permettono i movimenti delle dita e la sensibilità al tatto. La pelle del palmo è più spessa rispetto ad altre zone del corpo e presenta linee e pieghe caratteristiche. 3. Le dita Le dita sono cinque: pollice, indice, medio, anulare e mignolo . Ogni dito è formato da piccole ossa chiamate falangi : il pollice ha due falangi ; le altre dita ne hanno tre ciascuna. Il pollice è particolarmente importante perché può opporsi alle altre dita, permettendo una presa precisa degli oggetti. Altri elementi importanti Nella mano sono presenti anche: muscoli , che permettono i movimenti; tendini , che collegano i muscoli alle ossa; nervi , che trasmettono le sensazioni come caldo, freddo e dolore; vasi sanguigni , che portano sangue e nutrimento ai tessuti. Conclusione La mano è una struttura molto sofisticata, ma allo stesso tempo estremamente funzionale. Conoscere le sue parti anatomiche aiuta a capire meglio come funziona e quanto sia fondamentale per le attività di ogni giorno. Le patologie più comuni della mano La mano, essendo molto utilizzata nella vita quotidiana, è spesso soggetta a disturbi e malattie. Queste possono colpire ossa, muscoli, tendini, nervi o articolazioni. 1. Sindrome del tunnel carpale  È una delle patologie più diffuse. Si verifica quando un nervo del polso (il nervo mediano) viene compresso. Sintomi principali: formicolio e intorpidimento delle dita (soprattutto pollice, indice e medio); dolore al polso o alla mano; debolezza nella presa. 2. Artrosi della mano È una malattia degenerativa delle articolazioni, frequente soprattutto con l’avanzare dell’età. Sintomi: dolore articolare; rigidità delle dita; deformazioni delle articolazioni nel tempo. 3. Dito a scatto È causato dall’infiammazione dei tendini delle dita. Il dito si blocca durante il movimento e poi si estende improvvisamente, come uno “scatto”. Sintomi: dolore alla base del dito; difficoltà a piegare o raddrizzare il dito. 4. Tendinite È l’infiammazione dei tendini della mano o del polso, spesso dovuta a movimenti ripetitivi. Sintomi: dolore durante il movimento; gonfiore; riduzione della forza. 5. Morbo di Dupuytren È una patologia che provoca l’ispessimento del tessuto sotto la pelle del palmo. Col tempo alcune dita (di solito anulare e mignolo) tendono a piegarsi verso il palmo. Sintomi: noduli o cordoni nel palmo; difficoltà a estendere completamente le dita. 6. Fratture e traumi Cadute, urti o schiacciamenti possono causare fratture delle ossa della mano o delle dita. Sintomi: dolore intenso; gonfiore; difficoltà o impossibilità di movimento. 7. Artrite reumatoide È una malattia infiammatoria cronica che colpisce spesso le articolazioni della mano. Sintomi: dolore e gonfiore; rigidità mattutina prolungata; riduzione della mobilità. La sindrome del tunnel carpale La mano è uno strumento straordinario, ma anche molto delicato. La utilizziamo continuamente, spesso senza rendercene conto, ed è proprio per questo che può andare incontro a disturbi piuttosto comuni. Tra questi, uno dei più diffusi è la sindrome del tunnel carpale , una condizione che interessa il polso e può compromettere la funzionalità della mano. Il tunnel carpale è un piccolo canale situato all’altezza del polso, formato dalle ossa del carpo e da un legamento. All’interno di questo spazio passano i tendini che permettono il movimento delle dita e un nervo molto importante, il nervo mediano , responsabile della sensibilità e del movimento di parte della mano. Quando questo nervo viene compresso, compaiono i disturbi tipici della sindrome del tunnel carpale. Le cause possono essere diverse. Spesso il problema è legato a movimenti ripetitivi della mano e del polso, come quelli che si compiono durante il lavoro al computer o in alcune attività manuali. In altri casi entrano in gioco fattori come la gravidanza, alcune malattie (ad esempio diabete o artrite), squilibri ormonali o traumi al polso. Tutte queste situazioni possono provocare un aumento della pressione all’interno del tunnel carpale. I sintomi si manifestano in modo graduale. All’inizio si può avvertire un leggero formicolio o una sensazione di intorpidimento alle dita, in particolare a pollice, indice e medio. Con il tempo possono comparire dolore, soprattutto durante la notte, e una sensazione di debolezza nella mano. Molte persone raccontano di svegliarsi con il bisogno di scuotere la mano per trovare sollievo. Per arrivare a una diagnosi corretta è importante rivolgersi al medico, che valuterà i sintomi e potrà prescrivere esami specifici, come l’elettromiografia, utili per verificare lo stato del nervo mediano. Una diagnosi precoce permette di intervenire in modo più efficace. Il trattamento dipende dalla gravità della situazione. Nei casi iniziali può essere sufficiente ridurre le attività che sovraccaricano il polso, utilizzare un tutore, seguire un percorso di fisioterapia o assumere farmaci antinfiammatori. Quando invece la compressione del nervo è più importante, si può ricorrere a infiltrazioni o, nei casi più avanzati, a un intervento chirurgico che ha l’obiettivo di liberare il nervo. Infine, la prevenzione gioca un ruolo fondamentale. Fare pause durante lavori ripetitivi, mantenere una postura corretta e dedicare qualche minuto allo stretching della mano e del polso sono piccoli gesti che possono fare una grande differenza nel tempo.
Autore: sig.ra marina venturi 27 novembre 2025
La magnetoterapia è una terapia fisica che utilizza campi magnetici (solitamente a bassa frequenza e bassa intensità) per ottenere effetti biologici sui tessuti del corpo. Viene impiegata soprattutto in fisioterapia e medicina riabilitativa. Come funziona? I campi magnetici generati dagli apparecchi di magnetoterapia interagiscono con le cellule, influenzando: • la microcircolazione • i processi di riparazione dei tessuti • il metabolismo cellulare L’obiettivo è favorire la guarigione, ridurre dolore e infiammazione. Principali utilizzi La magnetoterapia è spesso consigliata per: • fratture ossee e ritardi di consolidazione • artrosi, dolori articolari e lombalgie • osteoporosi • tendiniti • edemi e infiammazioni Nella magnetoterapia si distinguono due principali tipi di trattamento: a bassa frequenza (LF) e ad alta frequenza (HF). Cambiano i campi prodotti, gli effetti biologici e gli usi clinici. La magnetoterapia può lavorare su campi a bassa frequesnza o alta frequenza e si misura con gli Hz e Gauss, vediamo cosa indicano queste due misurazioni: I gauss (G) sono unità di misura dell’intensità del campo magnetico, usate soprattutto in contesti pratici e nella magnetoterapia. Che cosa misurano esattamente? Il gauss misura la densità di flusso magnetico, cioè “quanto è forte” un campo magnetico in un certo punto. L’unità nel Sistema Internazionale sarebbe il tesla (T), ma il gauss è molto più usato per campi magnetici di bassa intensità. La Magnetoterapia a bassa frequenza: da ~20 a 100 Gauss (a seconda dell’apparecchio) L’intensità in gauss determina: • Quanto in profondità il campo riesce a penetrare • Quanto forte è lo stimolo biologico • Quale effetto terapeutico produce (dolore, infiammazione, rigenerazione ossea) Generalmente: • Bassa frequenza → intensità più alta (40–100 Gauss) • Alta frequenza → intensità più bassa (milliGauss o pochi Gauss) Gli Hz (Hertz) sono l’unità di misura della frequenza, cioè di quante volte un fenomeno si ripete in un secondo. Definizione semplice 1 Hz = un evento che si ripete 1 volta al secondo. 10 Hz = 10 volte al secondo. 100 Hz = 100 volte al secondo. La frequenza si usa per descrivere fenomeni periodici, cioè che si ripetono ritmicamente. Dove si usano gli Hertz ✔ Suoni Un suono a 440 Hz vibra 440 volte al secondo (nota La). ✔ Onde elettromagnetiche Radio, Wi-Fi, ecc. hanno frequenze molto elevate (kHz, MHz, GHz). ✔ Magnetoterapia La frequenza indica quante volte “pulsa” il campo magnetico al secondo. • Bassa frequenza: 1–100 Hz → impulsi lenti e profondi • Alta frequenza: migliaia o milioni di Hz (kHz–MHz) → impulsi rapidissimi, più superficiali Magnetoterapia a bassa frequenza (LF) Frequenza tipica: 1–100 Hz Intensità: medio–alta (anche 50–100 Gauss o più) ➤ Effetti principali • stimola la rigenerazione ossea • favorisce la cicatrizzazione dei tessuti • aumenta la microcircolazione • può ridurre dolore e infiammazione ➤ Quando si usa • Fratture e ritardi di consolidazione • Osteoporosi • Edemi e traumi • Dolori articolari e lombalgie ➤ Perché funziona La bassa frequenza è in grado di penetrare più profondamente nei tessuti e interagire più efficacemente con cellule e membrane. Magnetoterapia ad alta frequenza (HF) Frequenza tipica: da centinaia di kHz fino a MHz Intensità: più bassa rispetto alla LF ➤ Effetti principali • effetto antinfiammatorio • moderata azione antalgica (antidolorifica) • stimolo al metabolismo cellulare ➤ Quando si usa • Artralgie e artrosi • Tendiniti • Infiammazioni superficiali • Dolori muscolari ➤ Perché funziona L’alta frequenza genera campi più “rapidi” che agiscono soprattutto sui tessuti superficiali e sul tono muscolare, ma con minore capacità di penetrazione rispetto alla bassa frequenza. come funziona la magnetoterapia La magnetoterapia funziona utilizzando campi magnetici (statici o pulsati) che attraversano i tessuti del corpo e producono effetti biologici misurabili. È una terapia fisica non invasiva, molto usata in fisioterapia e ortopedia. Ecco in modo semplice come agisce: 1. Il campo magnetico attraversa i tessuti I campi magnetici generati dall’apparecchio penetrano nei tessuti senza essere schermati da pelle, muscoli o ossa. Questo è uno dei motivi per cui la magnetoterapia è molto usata per i problemi ossei. ⚡ 2. I campi magnetici interagiscono con le cellule A livello cellulare possono: ✔ Modificare la permeabilità delle membrane Permette un migliore scambio di ioni (come calcio, sodio e potassio), importanti per i processi di guarigione. ✔ Influenzare l'attività elettrica e biochimica delle cellule Favoriscono i processi riparativi e riducono quelli infiammatori. ✔ Stimolare la microcircolazione Migliora l’apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti. ✔ Favorire la rigenerazione dei tessuti, in particolare dell’osso Per questo è indicata nelle fratture e nei ritardi di consolidazione. 3. Effetti della bassa e dell’alta frequenza (in breve) • Bassa frequenza (1–100 Hz) → più profonda, utile per fratture, osteoporosi, edemi. • Alta frequenza (kHz–MHz) → più superficiale, più mirata al dolore e alle infiammazioni. 4. Quali benefici produce Gli effetti più riconosciuti sono: • riduzione di dolore e infiammazione • accelerazione della guarigione ossea • miglioramento della circolazione locale • miglioramento della funzionalità articolare Nella magnetoterapia si possono usare campi magnetici statici o campi magnetici pulsati (PEMF). La differenza è importante perché determina profondità, efficacia e applicazioni. ? 1. Campi Magnetici Statici Sono campi magnetici costanti, generati ad esempio da magneti permanenti. ✔ Caratteristiche • Il campo non varia nel tempo. • Intensità costante. • Non richiedono elettricità (se usano magneti permanenti). ✔ Effetti biologici • Effetto modesto sulla microcircolazione. • Possibile lieve riduzione del dolore, ma evidenze limitate. • Minore capacità di penetrazione ed efficacia terapeutica rispetto ai campi pulsati. ✔ Usi più comuni • Cerotti o fasce magnetiche • Supporti magnetici “da indossare” (spesso con efficacia dubbia) Sono generalmente considerati meno efficaci in ambito medico-riabilitativo. ⚡ 2. Campi Magnetici Pulsati (PEMF) Detti anche CEMP (Campi Elettro-Magnetici Pulsati). Il campo varia rapidamente nel tempo, con impulsi ritmici. ✔ Caratteristiche • Intensità e frequenza modulabili. • Consentono una penetrazione più profonda nei tessuti. • Richiedono apparecchi elettrici (magnetoterapia “medica”). ✔ Effetti biologici Sono quelli più studiati e utilizzati in fisioterapia: • stimolazione della rigenerazione ossea • miglioramento della microcircolazione • riduzione di infiammazione e dolore • accelerazione dei processi di guarigione tissutale ✔ Usi più comuni • Fratture e ritardi di consolidazione • Artrosi, tendiniti, lombalgie • Edemi e lesioni muscolari • Osteoporosi Sono considerati i più efficaci e più utilizzati nella magnetoterapia clinica.  COME SI SVOLGE UNA SEDUTA DI MAGNETOTERAPIA? 1. Preparazione • Siediti o sdraiati comodamente. • Togli eventuali oggetti metallici nella zona da trattare (orologi, bracciali, cinture). • Non serve spogliarsi completamente: i campi magnetici attraversano vestiti, pelle, gesso, tutori. 2. Posizionamento dell’applicatore Dipende dal tipo di apparecchio: ✔ Solenoidi (FASCE, PLACCHE O TAPPETOi) • Viene applicata la fascia sull'arto da trattare (es: avambraccio, gamba, caviglia, ginocchio). ✔ Fasce, cuscinetti o placche magnetiche • Vanno appoggiati e fissati direttamente sulla zona: ginocchio, spalla, schiena, anca, ecc. ✔ Coppie di applicatori • Si posizionano uno davanti e uno dietro rispetto all’area dolorosa, per “attraversarla”. Non devi sentire nulla: nessun calore, nessuna scossa. ⚙️ 3. Impostazione del trattamento Di solito si imposta: • Frequenza (Hz) → in base al tipo di problema • Intensità (Gauss) → più alta per problemi ossei, più bassa per dolore • Durata → spesso 30–60 minuti Molti apparecchi hanno programmi preimpostati, quindi devi solo selezionare il disturbo (es. “artrosi”, “frattura”, “lombalgia”). ⏱️ 4. Durata della seduta Una seduta tipica dura: • 30–45 minuti per disturbi muscolo-scheletrici • 60 minuti (o anche più) per fratture o osteoporosi Durante la seduta puoi: • leggere • usare il telefono • guardare la TV • riposare Il trattamento è silenzioso e non dà sensazioni particolari. Tutto questo lo puoi fare presso un centro di fioterapia, oppure a casa con il tuo apparecchio di magnetoterapia, che puoi acquistare presso un negozio specializzato, oppure lo puoi noleggiare, specialmente se è una terapia transitoria come il consolidamento di una frattura, conviene noleggiare l'apparecchio e fare la terapia comodamente a casa. Un buon prodotto di magnetoterapia ha un costo che si può aggirare trale 140€ e le 600€. Se hai bisogno di consigli o di scegliere il prodotto più giusto per la tua terapia affidati sempre ad un centro specializzato.
14 novembre 2025
L’osteoporosi è una malattia dell’apparato scheletrico caratterizzata da una riduzione della densità e della qualità delle ossa , che diventano più fragili e soggette a fratture anche dopo traumi minimi. In altre parole, l’osso perde parte della sua massa minerale (soprattutto calcio e fosfato) e la sua microstruttura interna si deteriora. Questo porta a un aumento del rischio di fratture, in particolare a livello di: • vertebre (fratture vertebrali da compressione), • femore prossimale (frattura del collo del femore), • polso (frattura di Colles). ​ Cause principali • Età avanzata (il rimodellamento osseo rallenta nel tempo) • Menopausa (la riduzione degli estrogeni accelera la perdita ossea) • Predisposizione genetica • Dieta povera di calcio e vitamina D • Sedentarietà • Uso prolungato di cortisonici o altri farmaci • Fumo e abuso di alcol ​ Diagnosi La diagnosi si basa soprattutto sulla densitometria ossea (MOC o DEXA) , che misura la densità minerale ossea (BMD). ​ Trattamento e prevenzione • Alimentazione ricca di calcio e vitamina D • Attività fisica regolare (soprattutto esercizi con carico) • Sospensione del fumo e riduzione dell’alcol • Farmaci: bifosfonati, denosumab, teriparatide, e altri a seconda dei casi ​ Il rimodellamento osseo: equilibrio dinamico Nel corpo, l’osso non è un tessuto “statico”: è vivo e continuamente rinnovato. Questo avviene tramite un processo chiamato rimodellamento osseo , che coinvolge due tipi di cellule principali: • Osteoclasti → distruggono l’osso vecchio (riassorbimento osseo) • Osteoblasti → formano nuovo osso (deposizione ossea) In condizioni normali, questi due processi sono in equilibrio: ciò che viene riassorbito viene anche riformato. ​________________________________________________________________________________________________________________________________ ​ ​Cosa succede nell’osteoporosi Nell’osteoporosi, questo equilibrio si rompe . Il riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti diventa più rapido o più intenso rispetto alla formazione ossea operata dagli osteoblasti. Il risultato è una perdita netta di massa ossea e una modifica della microarchitettura (le trabecole ossee diventano più sottili e fragili). ​Meccanismi fisiopatologici principali 1. Riduzione degli ormoni sessuali (soprattutto estrogeni) ◦ Gli estrogeni inibiscono l’attività degli osteoclasti. ◦ Dopo la menopausa, il loro calo fa aumentare il riassorbimento osseo. ◦ Questo è il motivo per cui l’osteoporosi è molto più frequente nelle donne dopo i 50 anni. 2. Ridotta attività osteoblastica con l’età ◦ Con l’invecchiamento, gli osteoblasti diventano meno attivi e meno numerosi. ◦ La capacità di “ricostruire” l’osso diminuisce. 3. Carenza di calcio e vitamina D ◦ La vitamina D serve ad assorbire il calcio dall’intestino. ◦ Se ne manca, il corpo aumenta la produzione di paratormone (PTH), che stimola gli osteoclasti a liberare calcio dalle ossa → ulteriore perdita ossea. 4. Sedentarietà ◦ L’osso risponde al carico meccanico: più lo si usa (camminare, muoversi, fare esercizi con pesi), più si rinforza. ◦ La mancanza di movimento riduce lo stimolo alla formazione ossea. 5. Fattori genetici e farmacologici ◦ Alcune persone hanno una predisposizione genetica alla bassa densità ossea. ◦ Alcuni farmaci (cortisonici, antiepilettici, ecc.) favoriscono il riassorbimento. _______________________________________________________________________________________________________________________________ Effetto finale L’osso osteoporotico: • Ha meno minerali (soprattutto calcio e fosfato) • Ha trabecole più sottili e disconnesse • È più poroso e fragile • Si frattura facilmente anche per piccoli traumi Parliamo allora della prevenzione e della cura dell’osteoporosi, cioè di tutto ciò che serve per mantenere le ossa forti e ridurre il rischio di fratture. ____________________________________________________________________________________________________________________________ ​ PREVENZIONE L’obiettivo è mantenere una buona densità ossea fin da giovani e rallentarne la perdita con l’età. ​ 1. Alimentazione • Calcio: fondamentale per la mineralizzazione dell’osso. ◦ Fonti: latte, yogurt, formaggi, acque calciche, verdure a foglia verde (broccoli, cavolo), mandorle. ◦ Fabbisogno medio: ▪ adulti: 1000 mg/die ▪ donne in menopausa e anziani: 1200 mg/die • ️ Vitamina D: serve ad assorbire il calcio. ◦ Fonti: sole (20–30 min al giorno), pesce azzurro, uova, latte fortificato. ◦ Nei mesi invernali o in età avanzata può servire un integratore. ​ 2. Attività fisica regolare • Gli esercizi con carico (camminata, ballo, corsa leggera, esercizi con pesi, yoga) stimolano la formazione ossea. • Evitare la sedentarietà: anche 30 minuti al giorno fanno la differenza. ​ 3. Stile di vita • No al fumo → accelera la perdita ossea. • Limitare l’alcol → interferisce con l’assorbimento di calcio e vitamina D. • Evitare diete troppo restrittive o povere di proteine. ​ 4. Prevenzione delle cadute • A casa: tappeti fissati, buona illuminazione, corrimano, scarpe stabili. • Valutare la vista e la forza muscolare negli anziani. ______________________________________________________________________________________________________________________________- ​ ​ CURA ​ (quando l’osteoporosi è già presente) La terapia mira a ridurre il rischio di fratture e a stabilizzare o aumentare la densità ossea. ​ 1. Farmaci anti-riassorbitivi • Bifosfonati (alendronato, risedronato, zoledronato) → inibiscono gli osteoclasti (bloccano il riassorbimento osseo). • Denosumab → anticorpo monoclonale che riduce l’attività osteoclastica. • Modulatori selettivi dei recettori estrogenici (SERM) → come il raloxifene, imitano l’effetto protettivo degli estrogeni sull’osso. ​ 2. Farmaci che stimolano la formazione ossea • Teriparatide (analogo del paratormone) → stimola gli osteoblasti a produrre nuovo osso. • Romosozumab → agisce su un meccanismo che aumenta la formazione ossea e riduce il riassorbimento. ( per l'uso dei farmaci si rimanda alla consulenza del proprio medico o dell'ortopedico) ​ 3. Supplementi • Calcio e vitamina D: quasi sempre associati alle terapie farmacologiche. ​ 4. Controllo e monitoraggio • MOC (densitometria ossea) ogni 1–2 anni per valutare l’efficacia del trattamento. • Controlli medici regolari per adattare la terapia. __________________________________________________________________________________________________________________________________ Oltre all’approccio medico in alcuni casi può essere utile l’uso del busto ortopedico (o corsetto) che nell’osteoporosi è una scelta mirata e temporanea, che va sempre valutata dal medico o fisiatra. Vediamo insieme quando è utile, come funziona e quando invece va evitato. _________________________________________________________________________________________________________________________________ ​ ​Quando è utile indossare un busto ortopedico Il busto può essere indicato in caso di: ​ 1. Fratture vertebrali da compressione • È la situazione più frequente. • Dopo una frattura osteoporotica del corpo vertebrale, il busto: ◦ stabilizza la colonna, riducendo i micromovimenti dolorosi, ◦ riduce il dolore e facilita la guarigione, ◦ favorisce una postura corretta, evitando peggioramenti della deformità (come la cifosi dorsale, cioè la “gobba”). Durata: di solito da 4 a 12 settimane, finché la frattura si consolida. Va usato solo per alcune ore al giorno, non 24h/24, per evitare l’indebolimento dei muscoli. 2. Cifosi dorsale accentuata (ipercifosi osteoporotica) • In alcuni casi, il busto posturale (tipo “spinomed” o “dorso-lombare leggero”) può: ◦ migliorare l’allineamento della colonna, ◦ ridurre il dolore cronico dorsale, ◦ prevenire ulteriori collassi vertebrali. ​ Quando NON è indicato o va usato con cautela • Come prevenzione generale → non serve e può essere dannoso. (L’osso e i muscoli devono lavorare, non essere “immobilizzati” senza motivo.) • Uso prolungato senza fisioterapia → porta a atrofia muscolare dei paravertebrali e peggiora la postura a lungo termine. • In soggetti anziani fragili, se non è ben adattato, può causare fastidi, difficoltà respiratorie o lesioni cutanee. ​ Alternativa o complemento al busto • Fisioterapia mirata: rinforzo dei muscoli dorsali e addominali, esercizi posturali e respiratori. • Educazione posturale: imparare a muoversi, piegarsi e sollevare oggetti in sicurezza. • Terapia del dolore se necessario (farmaci o tecniche fisiche). ​ 1. Busto Elastico / Posturale (leggero) Caratteristiche: • Realizzato in tessuto elastico, con stecche flessibili o nessuna stecca rigida • Fornisce un sostegno leggero, non immobilizza la colonna, ma aiuta nella postura. • Indicato per: postura scorretta lieve (es. “curva” o spalle cadenti), prevenzione del dolore, uso quotidiano con moderata attività. • Non ideale se servisse immobilizzazione forte o supporto in caso di frattura/cedimento importante. ​ 2. Busto Semirigido Combina materiali più rigidi (es. stecche rinforzate) con parti più flessibili. Offre sostegno maggiore rispetto al semplice busto elastico, ma lascia una certa mobilità. • Indicazioni tipiche: lombalgie persistenti, cedimenti vertebrali modesti, supporto nella riabilitazione. • Vantaggio: maggiore comfort rispetto al busto rigido, può essere più tollerato per ore più lunghe. • Da valutare: non sostituisce un immobilizzatore rigido se indicato clinicamente. ​ 3. Busto Rigido Caratteristiche: • Realizzato con materiali rigidi come plastica ad alta densità o leghe metalliche, spesso con stecche o telaio interno. • Immobilizza in modo forte la colonna, limita i movimenti del tronco • Indicazioni: fratture vertebrali (anche da osteoporosi), cedimenti somatici, deformità gravi, post-operatorio vertebrale. • Importante: va usato sotto stretta indicazione medica, e l’uso prolungato può causare indebolimento muscolare se non abbinato a riabilitazione. ​ ​ Quale scegliere in base alla situazione? • Se hai una frattura vertebrale osteoporotica o un cedimento vertebrale, il medico probabilmente prescriverà un busto rigido o al massimo semirigido con indicazioni precise. • Se hai semplicemente dolore dorsale/lombare cronico o vuoi un supporto per postura, un busto semirigido o correttore postura può bastare. • Se stai recuperando da un intervento o una condizione grave, potrebbe essere richiesto un modello su misura (presa calco, scansione 3D) per massimizzare efficacia e comfort. • In tutti i casi: va abbinato a fisioterapia, esercizi mirati e al mantenimento della forza muscolare — non serve “tenere il busto 24 ore su 24” senza guida, perché può peggiorare la muscolatura. Per il consiglio su i vari tipi di busti vi potete rivolgere a noi anche solo per una consulenza. In conclusione, l’osteoporosi rappresenta una patologia silenziosa ma potenzialmente grave, che può compromettere in modo significativo la qualità della vita. La prevenzione rimane l’arma più efficace: una corretta alimentazione ricca di calcio e vitamina D, l’attività fisica regolare e controlli medici periodici sono fondamentali per mantenere ossa forti e sane. Una maggiore consapevolezza e un’adeguata informazione possono davvero fare la differenza nel ridurre l’impatto di questa malattia sulla popolazione.
17 giugno 2024
La circolazione sanguigna è essenziale per la salute del corpo umano, e quando si verificano problemi, possono avere gravi conseguenze. Ecco una panoramica dei maggiori problemi della circolazione: Aterosclerosi : Descrizione: Accumulo di placche di grasso, colesterolo e altre sostanze nelle arterie. Conseguenze: Riduce il flusso sanguigno e può portare a infarti e ictus. Ipertensione (Alta Pressione Sanguigna): Descrizione: Pressione sanguigna costantemente elevata sulle pareti delle arterie. Conseguenze: Danneggia i vasi sanguigni e aumenta il rischio di malattie cardiache e renali. Trombosi : Descrizione: Formazione di coaguli di sangue nelle vene (trombosi venosa) o nelle arterie (trombosi arteriosa). Conseguenze: Può bloccare il flusso sanguigno e causare embolie, infarti o ictus. Insufficienza Venosa Cronica : Descrizione: Le vene delle gambe non riescono a riportare efficacemente il sangue al cuore. Conseguenze: Gonfiore, dolore, ulcere e varici. Malattia Arteriosa Periferica : Descrizione: Riduzione del flusso sanguigno alle estremità, solitamente a causa di aterosclerosi. Conseguenze: Dolore, crampi, ulcere e, nei casi gravi, gangrena. Aneurismi : Descrizione: Dilatazione anomala di un'arteria causata da un indebolimento della parete vascolare. Conseguenze: Rottura dell'aneurisma può causare emorragie interne potenzialmente letali. I problemi di circolazione sanguigna possono essere gestiti e migliorati attraverso vari cambiamenti nello stile di vita, trattamenti medici e rimedi naturali. Ecco alcune strategie comuni per affrontare questi problemi: Cambiamenti nello Stile di Vita Esercizio Fisico Regolare: Attività come camminare, nuotare, fare jogging e andare in bicicletta possono migliorare la circolazione. Alimentazione Equilibrata: Una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali e povera di grassi saturi può aiutare a mantenere i vasi sanguigni sani. Mantenere un Peso Sano: Essere in sovrappeso può aumentare il rischio di problemi circolatori. Evitare il Fumo: Il fumo danneggia i vasi sanguigni e peggiora la circolazione. Limitare l'Alcol: Il consumo eccessivo di alcol può influire negativamente sulla circolazione. Rimedi Naturali Massaggi : Massaggi regolari possono stimolare la circolazione. Idroterapia : Alternare docce calde e fredde può aiutare a migliorare la circolazione. Erbe e Integratori : Ginkgo biloba, pepe di Cayenna e vitamina E possono migliorare il flusso sanguigno (consultare sempre un medico prima di prendere integratori). Elevazione delle Gambe : Sollevare le gambe può aiutare a ridurre il gonfiore e migliorare la circolazione. Trattamenti Medici Farmaci : In alcuni casi, i medici possono prescrivere farmaci per migliorare la circolazione, come anticoagulanti o vasodilatatori. Calze a Compressione : Possono aiutare a migliorare il flusso sanguigno nelle gambe. Procedure Mediche : In casi gravi, potrebbero essere necessarie procedure come angioplastica o interventi chirurgici per migliorare la circolazione. Consigli Generali Mantenere una Buona Igiene : Curare le ferite e prevenire le infezioni è importante, specialmente per chi ha problemi di circolazione. Idratazione : Bere molta acqua aiuta a mantenere il sangue fluido e a migliorare la circolazione. Consultare un Medico Se sospetti di avere problemi di circolazione sanguigna, è importante consultare un medico per una diagnosi accurata e un piano di trattamento adeguato. I sintomi da non ignorare includono gonfiore, dolore alle gambe, crampi muscolari, pelle fredda o scolorita e ferite che guariscono lentamente. Le calze a compressione sono utilizzate per migliorare la circolazione sanguigna nelle gambe e possono essere indicate in diverse situazioni. Ecco alcune delle circostanze più comuni in cui è consigliato indossarle: Situazioni in cui Utilizzare le Calze a Compressione Vene Varicose : Le calze a compressione possono aiutare a ridurre il gonfiore e il dolore causati dalle vene varicose. Insufficienza Venosa Cronica : Questa condizione causa una cattiva circolazione nelle gambe, e le calze a compressione possono aiutare a migliorare il flusso sanguigno. Trombosi Venosa Profonda (TVP): Le calze a compressione possono essere utilizzate per prevenire la formazione di coaguli di sangue nelle gambe, specialmente dopo un intervento chirurgico o durante lunghi periodi di inattività. Linfedema : Questa condizione provoca gonfiore a causa dell'accumulo di linfa, e le calze a compressione possono aiutare a gestire il gonfiore. Gravidanza : Molte donne incinte trovano beneficio nell'indossare calze a compressione per ridurre il gonfiore alle gambe e migliorare la circolazione. Lunghi Viaggi : Indossare calze a compressione durante voli aerei o lunghi viaggi in auto può prevenire il gonfiore e ridurre il rischio di TVP. Post-Operatorio : Dopo alcune operazioni chirurgiche, soprattutto quelle che richiedono immobilità, le calze a compressione possono aiutare a prevenire la TVP e migliorare la circolazione. Attività Fisica Intensa : Atleti e persone che praticano sport intensi possono usare calze a compressione per migliorare il recupero muscolare e ridurre la fatica. Come Utilizzare le Calze a Compressione Indossarle al Mattino : È meglio indossare le calze a compressione al mattino, quando le gambe sono meno gonfie. Seguire le Istruzioni del Medico : Se il medico ti ha prescritto calze a compressione, segui le sue istruzioni riguardo al tipo di calze e alla durata dell'uso. Scegliere la Giusta Pressione : Le calze a compressione sono disponibili in diversi livelli di pressione (leggera, moderata, alta). La scelta del livello dipende dalla condizione trattata e dovrebbe essere fatta su consiglio del medico. Assicurarsi della Misura Corretta : Le calze devono adattarsi bene per essere efficaci. È importante misurare correttamente le gambe e scegliere la taglia giusta. Indossarle Tutto il Giorno : In molti casi, è consigliabile indossare le calze a compressione per tutta la giornata, togliendole solo di notte. Consigli per la Cura delle Calze a Compressione Lavaggio Regolare : Lavare le calze a compressione regolarmente per mantenere la loro elasticità e igiene. Sostituirle Periodicamente : Le calze a compressione perdono gradualmente la loro efficacia. È consigliabile sostituirle ogni 3-6 mesi, a seconda dell'uso. Tipi di Calze a Compressione Calze a Compressione Graduat a Descrizione : Forniscono la massima compressione alla caviglia, che diminuisce gradualmente verso l'alto lungo la gamba. Uso : Ideali per migliorare la circolazione e ridurre il gonfiore. Utilizzate comunemente per trattare le vene varicose, l'insufficienza venosa cronica e per prevenire la trombosi venosa profonda (TVP). Calze a Compressione Anti-Emboliche Descrizione : Progettate per prevenire i coaguli di sangue (emboli) nei pazienti allettati o post-chirurgici. Uso : Spesso utilizzate in ospedale dopo interventi chirurgici o per pazienti costretti a letto. Calze a Compressione Mediche Descrizione : Queste calze sono disponibili con livelli di compressione più elevati e sono prescritte da un medico. Uso : Utilizzate per trattare condizioni mediche gravi come l'edema linfatico, l'insufficienza venosa cronica avanzata e le ulcere venose. Lunghezze delle Calze a Compressione Calze alla Caviglia (Calzini) Descrizione: Coprono solo il piede e la caviglia. Uso: Utili per chi ha problemi di circolazione limitati alla zona del piede e della caviglia. Calze al Ginocchio Descrizione: Si estendono fino appena sotto il ginocchio. Uso: Ideali per chi ha problemi di circolazione che interessano l'intera gamba inferiore. Calze alla Coscia Descrizione: Si estendono fino alla parte superiore della coscia. Uso: Indicate per problemi di circolazione che interessano l'intera gamba, inclusa la coscia. Collant a Compressione Descrizione: Coprono l'intera gamba e l'addome, simili a un normale paio di collant. Uso: Utilizzati spesso da donne in gravidanza o da chi necessita di supporto per l'intera gamba e l'addome. Livelli di Compressione Compressione Leggera (8-15 mmHg) Uso: Per il sollievo da stanchezza e affaticamento delle gambe. Ideali per prevenire problemi venosi in persone che stanno in piedi o sedute per lunghi periodi. Compressione Moderata (15-20 mmHg) Uso: Per prevenire e alleviare gonfiore e vene varicose moderate. Spesso utilizzate durante la gravidanza o per lunghi viaggi. Compressione Decisa (20-30 mmHg) Uso: Per problemi venosi più gravi, come le vene varicose significative, la trombosi venosa profonda, e per post-chirurgia. Compressione Alta (30-40 mmHg e oltre) Uso: Per condizioni mediche gravi come l'edema linfatico avanzato e le ulcere venose. Queste calze devono essere prescritte e monitorate da un medico. Considerazioni Misurazione : È importante misurare correttamente le gambe per assicurarsi che le calze si adattino bene. Consulto Medico : Prima di iniziare a usare calze a compressione, è consigliabile consultare un medico, specialmente per i livelli di compressione più elevati. Manutenzione : Lavare regolarmente le calze a compressione secondo le istruzioni del produttore per mantenere la loro efficacia.
Autore: sig.ra marina venturi 18 marzo 2024
Il linfedema è una condizione caratterizzata da un accumulo di liquido linfatico nelle parti del corpo, spesso nelle estremità come braccia o gambe, a causa di un malfunzionamento o di un danno al sistema linfatico. Il sistema linfatico è responsabile del drenaggio dei liquidi e del trasporto delle cellule immunitarie nel corpo. Quando questo sistema non funziona correttamente, può verificarsi un accumulo di liquido linfatico, causando gonfiore, sensazione di pesantezza, e aumento del rischio di infezioni.  Il linfedema può essere congenito o acquisito, con le cause acquisite spesso associate a interventi chirurgici, traumi, infezioni o radioterapia che danneggiano il sistema linfatico. La gestione del linfedema spesso coinvolge una combinazione di terapie conservative come il bendaggio compressivo, il movimento fisico, la terapia fisica e talvolta interventi chirurgici. Il linfedema può avere diverse cause, che possono essere suddivise in due categorie principali: linfedema primario e linfedema secondario. Linfedema primario: Questo tipo di linfedema è dovuto a anomalie congenite o genetiche del sistema linfatico, che possono includere: Ipolasia o agenesia dei vasi linfatici, ovvero una riduzione o assenza dei vasi linfatici. Malformazioni dei linfonodi. Anomalie della circolazione linfatica. Difetti delle valvole linfatiche che causano un ritorno inefficiente dei fluidi linfatici. Linfedema secondario: Questo tipo di linfedema è causato da fattori esterni che danneggiano ocompromettono il sistema linfatico già funzionante. Le cause più comuni includono: Chirurgia: Ad esempio, l'asportazione dei linfonodi durante un intervento chirurgico per il trattamento del cancro può compromettere il flusso linfatico. Radioterapia: La radioterapia utilizzata per trattare il cancro può danneggiare i vasi linfatici, provocando il linfedema. Traumi: Lesioni gravi o traumi possono danneggiare il sistema linfatico. Infezioni: Le infezioni possono causare infiammazione e cicatrici nei vasi linfatici. Compressione cronica: Compressione prolungata dei vasi linfatici, ad esempio a causa di indumenti stretti o di posture prolungate, può interferire con il flusso linfatico. Queste sono solo alcune delle cause più comuni del linfedema. È importante che il trattamento del linfedema sia personalizzato in base alla causa specifica e alle condizioni individuali del paziente. Il trattamento del linfedema è solitamente mirato a gestire i sintomi, ridurre il gonfiore e prevenire complicazioni. Ecco alcuni approcci comuni utilizzati nella gestione del linfedema: Terapia fisica e riabilitazione: Gli esercizi di movimento e la terapia fisica possono aiutare a migliorare il flusso linfatico e ridurre il gonfiore. Questi includono tecniche come il linfodrenaggio manuale, che consiste in massaggi delicati per spostare il fluido linfatico verso aree del corpo con una funzione linfatica normale. Compressione: Indossare indumenti compressivi o bendaggi speciali può aiutare a ridurre il gonfiore e a mantenere il flusso linfatico. Questi indumenti devono essere indossati regolarmente e devono essere adattati individualmente per garantire una compressione adeguata. Elevazione: Sollevare la parte del corpo affetta sopra il livello del cuore può aiutare a ridurre il gonfiore. Questo può essere fatto usando cuscini o supporti durante il riposo. Igiene della pelle: Mantenere la pelle pulita e idratata può aiutare a prevenire infezioni. È importante evitare tagli, abrasioni o punture che possono aumentare il rischio di infezioni. Attività fisica: Mantenere un'attività fisica regolare può aiutare a migliorare il flusso linfatico e a ridurre il rischio di complicazioni. Tuttavia, è importante evitare attività che possano aumentare il gonfiore. Dieta: Una dieta equilibrata può contribuire a mantenere un peso sano e a ridurre il rischio di gonfiore. Limitare il consumo di sodio può essere particolarmente utile nel gestire il linfedema, poiché il sodio può causare ritenzione idrica. In alcuni casi, possono essere considerati interventi chirurgici o procedimenti minimamente invasivi per il trattamento del linfedema grave o refrattario alle terapie conservative. Tuttavia, questi interventi sono solitamente riservati ai casi più gravi e devono essere valutati attentamente da un team medico specializzato. È importante che il trattamento del linfedema sia personalizzato in base alle esigenze individuali del paziente e supervisionato da un team multidisciplinare che può includere fisioterapisti, terapisti occupazionali, chirurghi e altri professionisti della salute. Per quanto ci riguarda in questi anni ci siamo specializzati nella realizzazione di tutori elastocopressivi a trama piatta. Collaborando con due delle più grandi aziende specializzate nella realizzazione di questi tutori, come Juzo e Medi. Il nostro compito è quello di lavorare a stretto contatto con terapisti e dottori, dopo la presa in carico del paziente da parte di queste due professionalità aver trattato e stabilizzato l’arto, entriamo in gioco noi. Viene fatta la presa misure dell’arto, in collaborazione con il terapista si sceglie il tipo di tutore più adatto al paziente, si valuta l’uso anche di altri tipi supporti come i tutori notturni Sleep Compress di juzo, oppure Circaid di Medi per l’auto bendaggio, e si realizza il tutore. Gran parte di questi supporti vengono fatti su misura perché, caratteristica del linfedema è quella di non avere omogeneità, e rendere l’arto dismorfico ecco perché nella maggior parte dei casi non ci possiamo affidare a tutori già pronti. Cosa fondamentale nella terapia elastocompressiva è non confondere le calze per circolazione dette a trama circolare, con le calze per linfedema che sono a trama piatta, e hanno meno estendibilità delle prime. Mentre le prime hanno la funzione di mantenere il microcircolo attivo e non far ristagnare il sangue, le seconde hanno il compito di non far ristagnare i liquidi e per questo devono essere meno estendibili e più rigide, devono creare come una barriera al liquido per riportarlo verso il primo centro linfatico. Altra cosa importante se si è in possesso di un invalidità civile il servizio sanitario può contribuire alla spesa di questi tutori.
Autore: Centro Ortopedico Livornese 15 febbraio 2024
Il Centro Ortopedico Livornese è una struttura di riferimento a Livorno, specializzata nella fornitura di articoli ortopedici e medicali. Attivo dal 1979, ha costruito una solida reputazione grazie alla sua vasta gamma di prodotti e servizi e alla competenza del suo personale. Situato in Via Roma 1/H, il Centro Ortopedico Livornese offre una serie di prodotti e servizi che vanno dalla vendita e noleggio di ausili ortopedici, come carrozzine, a calzature comfort, plantari su misura e calze riposanti. Questo rende il centro un punto di riferimento per coloro che cercano soluzioni personalizzate per migliorare la loro qualità della vita. Il personale del Centro Ortopedico Livornese è sempre pronto ad assistere i clienti per qualsiasi necessità, offrendo consulenza e supporto nel trovare le soluzioni più adatte alle loro esigenze. Il centro è anche noto per le sue scarpe comfort e porta plantare, nonché per la sua selezione di scarpe per bambini.